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Page 2 CHI SONO - PROCESSI SUBITI (Senza condanne), INTENTATI DAL POTERE per coprire una sua colossale magagna - Referendumgiustizia.eu

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QUESTA E' LA PAGINA 2 DEL SITO,

Mi par giusto , sopra tutto vero me stesso, dare una presentazione specie a chi ha letto,  ed è stato fuorviato, dalla stampa isolana, tesa a proteggere il regime di cui la stampa fa parte organica.

CHI SONO - PROCESSI SUBITI USATI DAL POTERE PER SCREDITARMI ALLO SCOPO DI COPRIRE UN MAGAGNA IMMENSA


Sembra di capire che gli EDITORI dei due quotidiani sardi, L'UNIONE SARDA e LA NUOVA SARDEGNA , non sono stati, e forse non lo sono tuttora, "Editori puri", che sono quelli che fanno solo gli editori. In distinzione con i giornali che fanno parte organica, quindi strumenti, di gruppi economici più o meno potenti .

Qui propongo brevi note sui processi che ho subito. Chi ha letto la stampa sarda ne è stato ingannato, perché a quando mi consta,  NON hanno mai esposto i fatti quali erano, anzi li hanno coperti.

Anticipo che risponderò  a tutte le eventuali domande, a tutti gli eventuali commenti, a tutte le eventuali accuse.

Lo stesso NON possono fare, e non faranno, magistrati, giornalisti. Soprattutto NON lo possono fare  gli editori, alle cui direttive i giornalisti debbono obbedire.

Dunque sono stato processato a palazzo di giustizia e sulla stampa regionale, innocente,  in due lunghissimi processi, nati entrambi dal mio tentativo, eseguito con due telefonate del pomeriggio del 17/10/1990 , una al presidente del Banco di Sardegna prof. Lorenzo IDDA, e la seconda al Direttore Generale dr. Angelino GIAGU.

Il 17/10/90 telefonicamente ho tentato d'impedire, con la minaccia di esposto alla procura, (non col bastone o la pistola), quella che mi pareva una carognata che il Consiglio d'Amministrazione del Banco stava per compiere, l'indomani 18/10/90,  ai danni del Banco e della Sardegna.

E' fallito il mio tentativo 17/10/90 , come i precedenti verbali e scritti.  Il 18/10/90 il CdA  ha approvato un "nuovo" statuto che è stato stato una delle tappe del processo che,  col vergognoso silenzio di politica, magistratura e stampa,  ha condotto, nel tempo, alla perdita delle due banche sarde.

Banco di Sardegna e Banca Popolare di Sassari dal  .....  pensano ed agiscono in emiliano, non in sardo. Dov'erano, dove sono, dove saranno gli appassionati Difensori della Sardegna, della sua autosufficienza, della sua indipendenza, del suo benessere? Dove siete?

Ho subito due processi penali, nati dallo stesso fatto

a) processo che chiamo "Statuto Banco di Sardegna", (telefonate 17/10/90, sul risibile statuto del Banco che il CdA avrebbe comunque approvato il 18/10/90).

Alla fine assoluzione perché il fatto non costituisce reato;

b) processo che L'UNIONE SARDA ha chiamato "la guerra dei commercialisti", nato  da un esposto da me presentato alla procura della Repubblica di Cagliari, nel quale rappresentavo che il Consiglio dell'Ordine a presidenza Sandro BALLETTO, stava insabbiando, con manovre,  un procedimento disciplinare aperto su mia richiesta a carico d'un Collega che, sindaco del Banco, non era insorto, (come a mio parere avrebbe dovuto),  quando al CdA del Banco era stato presentato un "nuovo" statuto a mio parere arrogantemente obsoleto,  comunque gravemente dannoso per il Banco e la Sardegna e soltanto propizio alle obsolete posizioni  nel Banco di chi lo andava approvando.

Alla fine prescrizione procurata non dall'imputato ma dai magistrati.

In entrambi i casi il Potere, (parte della politica, parte della stampa, parte della magistratura ha ottenuto lo scopo.

PRECISO: Non s'è trattato di persecuzione, di errori giudiziari, non c'è stata la solita involontari fatalità. NO.  Semplicemente il Potere aveva necessità di screditare chi, lo scrivente, l’aveva accusato di compiere atti , come lo statuto 18/10/90 che avrebbe gravemente danneggiato la Sardegna. E quindi, di  proseguire su un piano inclinato che fatalmente avrebbe indotto  lo Stato, che per decenni era stato dissanguato dalle perdite delle gestioni clientelari degli ICDP  (sospettato il Banco di Sardegna),  a trovare ad ogni costo gli strumenti per privatizzare, cioè togliere le banche dalle grinfie dei politici.
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